Il significato di Emoji è semplice: deriva dal giapponese 絵文字, parola composta da 3 ideogrammi che significano rispettivamente immagine, scrittura e carattere

Fin qui tutto facile ma… quando sono nate le emoji? Chi le ha inventate? Perché spopolano sui social e stanno diventando ormai un nuovo linguaggio? Ma soprattutto… cosa vuol dire 💮?

emoji ballerine

Ecco di cosa parleremo in questo articolo:

La storia delle Emoji

Iniziamo col dire che le Emoji non sono delle trovatelle: hanno mamma e papà, nonni e bisnonni. E li conosciamo pure. Cioè? 

Piccolo indizio: per guardare “in faccia” gli avi delle emoji, dovrai storcere la testa.

Tutto iniziò nel lontano 1881

Proprio così: le prime emoticon apparvero nella rivista americana Puck, in un numero del 1881. La rivista pubblicò quattro "facce" - che trasmettevano gioia, malinconia, indifferenza e stupore - e le chiamò "arte tipografica".

Prime emoticons della storia
Le prime emoticons della storia sulla rivista americana Puck, 1881.

Le prime emoticons online

Cento anni dopo, appaiono le prime emoticons online. Siamo alla Carnegie Mellon University, sulla bacheca online dove gli studenti si scambiano messaggi. Dal momento che interpretare gli umori e i toni di comunicazione non è sempre immediato, a Scott Fahlman viene un’idea: Aggiungere il simbolo : - ) per indicare i messaggi umoristici, e aggiungere il simbolo : - ( a quelli seri.

Ed è così che le emoticons approdano nel mondo di Internet, per poi spopolare tra gli SMS negli anni Novanta.

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E le Emoji?

Per arrivare alle emoji vere e proprie, indiscusse protagoniste dell’attuale comunicazione online, dobbiamo aspettare il 1998. In quell’anno infatti Shigetaka Kurita, ingegnere della compagnia telefonica giapponese NTT Docomo, le introduce nel mercato.

Lo scopo era far comunicare i clienti attraverso le immagini: da qui creò un insieme di 176 icone e le chiamò, appunto, emoji. Kurita dice di aver tratto ispirazione dai manga, dai caratteri cinesi e dalle insegne internazionali per i bagni.

prime emoji MOMA New York
Il set di emoji di Shigetaka Kurita (mostrate qui al Museum of Modern Art di New York). Foto: John Wronn.

Emoji: il significato di quelle più strane

Immaginate la scena: state guardando l’ultima puntata di Temptation Island Super Quark in tv. Una vibrazione selvaggia, uno schermo che squarcia le tenebre. Un messaggio su WhatsApp nel gruppo di famiglia. Una sola emoji: 🙏

Cosa vuol dire quella emoji? Sembrerebbe essere un “batti cinque”... oppure sono delle mani giunte in preghiera? La risposta non è così semplice come sembra! Ci sono, infatti, diverse emoji complicate da capire e altre facilmente fraintendibili.

la cipriani

Prima di rispondere “non ho capito…” passando da boomer ripassiamo un po’ di storia: le emoji nascono in giappone. Proprio dalla terra del sol levante che dobbiamo attingere a livello culturale per capire il vero significato delle emoji!

In Giappone, infatti, per chiedere grazie a qualcuno si uniscono le mani palmo a palmo e si fa un inchino. Ecco allora che il significato originale di 🙏 è “grazie”. Pazzesco vero? E non finisce qui!

L’emoji 🏩 cosa vuol dire per voi? Sembra una casa rossa. Oppure, i più maliziosi, vedranno un bordello. Sbagliato! Si tratta di un Love Hotel: in Giappone è disdicevole scambiarsi effusioni in pubblico, sia tra amici (niente abbracci!) sia tra fidanzati (niente baci in pubblico, non si cammina mano nella mano, ecc). Come fare allora per trovare un po’ di intimità? Si va nei love hotel: alberghi ad ore dove le coppiette possono amarsi in favolose camere a tema. Ok, è un po’ strano… ma sono giapponesi!

sono giapponese

Altra emoji strana è questa: 🙇 Si tratta di una persona sudata? Oppure di qualcuno che ha notato qualcosa? Mmmh forse qualcuno a cui è scivolata a terra una lente a contatto e la sta cercando ma, essendo miope, ha paura di sbattere e tiene le mani avanti… ma perché dovrebbe esistere una Emoji del genere!?!

Niente di tutto questo. Questa Emoji vuol dire dogeza (土下座), la postura assunta dai giapponesi quando devono scusarsi per qualcosa di veramente importante, un errore molto grande. Ci si mette in ginocchio e si abbassa il capo fino a toccare terra con la fronte. Quindi l’emoji 🙇 è stata creata per esprimere il concetto di “scusami tanto, sono mortificato!”.

emoji ?

Queste sono alcune delle emoji più “strane” che hanno un significato diverso da quello che ci aspettiamo. Esistono poi quelle con gli ideogrammi, quelle con i cibi tradizionali giapponesi come 🍘 🍱 🍥, oppure quelle che si rifanno esplicitamente alla cultura giapponese. 
Allora come fare a capirne il significato evitando figuracce? Semplice, basta andare sul sito https://emojipedia.org! Una sorta di Wikipedia delle emoji che, in inglese, ne spiega anche il significato con link di approfondimento e non solo: si possono anche vedere le grafiche delle emoji per le varie piattaforme e nelle varie release. Grazie mille 🙏

Emoji e Social: un amore senza fine

La pasta con il sugo, il pane con la Nutella®, le cotolette con Valeria Marini… nessuna coppia riuscirà a battere l’amore profondo che lega i social media con le Emoji. E Valeria ci è andata molto vicino.

valeria marini

Da quando sono state inventate, le Emoji hanno lentamento conquistato il mondo dei programmi di messaggistica per poi arrivare anche al mondo dei social media. Perché? E quanto in profondità sono entrate nel sistema? 

Rispondiamo alla prima domanda, i social sono nati per un unico obiettivo: rimorchiare mettere in contatto le persone. Una forma di socializzazione virtuale dove per esprimersi si hanno principalmente immagini e testo.

Riuscire ad esprimere dei concetti non sempre è facile, ecco che le Emoji arrivano in soccorso permettendoci di far capire al nostro interlocutore quando stiamo sdrammatizzando, quando siamo arrabbiati o che vogliamo un oden 🍢. Magari quello no.

Le emoji diventano, quindi, un vero e proprio strumento di supporto al messaggio permettendo di far capire meglio le nostre emozioni o di rendere più chiaro il nostro messaggio. E non solo!

In alcuni casi vengono usate anche per dare “colore” al testo o per catturare l’attenzione dell’osservatore magari sui link del post. Ecco un esempio: 

La vera svolta arriva però con Instagram dove le Emoji entrano prepotentemente anche a livello tecnico: si possono, infatti, usare come hashtag (basta metterle subito topo il #). Ecco che acquistano un nuovo valore diventando anche funzionali.

Cambiamo social e spostiamoci su Twitter (sì, esiste ancora): qui le Emoji sono diventate quasi essenziali! Viste le limitate battiture previste dal social, le Emoji permettono in “un solo spazio” di esprimere un concetto facendoci risparmiare spazio per altro testo.

Non solo! Sempre su Twitter le emoji sono state anche utilizzate per diverse campagne di advertising come quella di Domino’s Pizza in cui si poteva ordinare una pizza inviando semplicemente 🍕

Spostiamoci anche su Facebook e LinkedIn, qui le emoji si sono evolute diventando delle reaction: basta un tap sotto al post di un amico per fargli capire che ti piace quello che ha scritto, o ti ha fatto ridere o piangere.

E nel futuro? Ecco, è tempo di attivare la “modalità oracolo nefasto”: a mio avviso le emoji nei social potrebbero, lentamente, sparire. Almeno per come le intendiamo ora! 

la luna nera

Guardando all’evoluzione dei social media possiamo notare come la content creation sia sempre più determinante e forte. TikTok e le stories di Instagram spingono gli utenti a creare dei veri e propri contenuti multimediali mettendosi sempre di più in gioco. Basta nascondersi dietro a 😅, bisogna metterci la faccia.

Ed è una cosa che piace sempre di più, soprattutto tra le nuove generazioni. I social, quindi, sembrano evolversi verso un utilizzo sempre più massiccio di contenuti multimediali dove le Emoji potrebbero non servire. 

Anche nella messaggistica sembrano sparire, perché usare un’emoji quando posso mandarti un vocale? (Che ci porta alla domanda “perché mandarmi un vocale di 10 minuti soltanto per dirmi quanto sei felice invece di chiamarmi?”). 

In un'ottica sempre più multimediale e intermediale che posto avranno le Emoji? Lo scopriremo solo nel prossimo futuro. Cioè tra massimo 2 anni.

Le Emoji come nuovo linguaggio digitale

Nel 2015, l’Oxford Dictionary ha nominato l’Emoji “Faccia con lacrime di gioia” (😂) la parola dell’anno. Proprio così: parola

Anche se la cosa potrebbe suonarci strana, in realtà non lo è così tanto. Un linguaggio, infatti, è un codice comunicativo con regole condivise da una comunità di parlanti. Ovvero, perché la comunicazione tramite un linguaggio (scritto o parlato che sia), funzioni, è necessario che il codice utilizzato sia noto e decifrabile da tutta la comunità. 

Emoji vivente: il caso Britney

Ora, un codice linguistico non è necessariamente costituito da parole come le intendiamo comunemente. Basti pensare, ad esempio, al linguaggio gestuale o alla Lingua dei Segni utilizzata dalle persone mute. 

Le emoji sono talmente entrate nella nostra società, che tutti ne conoscono e interpretano facilmente il significato e, anzi, per via della loro conformazione, superano i limiti delle lingue nazionali per diventare un linguaggio universale.

Il linguaggio è lo specchio della realtà

Mettiamo sul tavolo un concetto abbastanza intuitivo ma non sempre scontato: le lingue, per natura, storia e definizione, non sono codici immutabili. Anzi, tutt’altro.

Ogni lingua è un organismo vivente funzionale alla comunicazione di una società, che si modifica nel tempo al cambiare della società stessa. 

Pikachu non si evolve. Come le emoji

Alcune parole o strutture linguistiche tendono naturalmente a sparire perché, semplicemente, non servono più. Sulla base dello stesso principio nascono i neologismi, che si introducono in una comunità per la necessità di esprimere concetti inediti, inesistenti fino a quel momento.

Una linguaggio parlato travestito da linguaggio scritto

La lingua di Internet e delle chat segue regole a se stanti, che non si possono identificare né come linguaggio scritto (pur essendolo), né come parlato. Se dovessimo analizzare le strutture utilizzate, però, potremmo dire che il linguaggio online è molto più simile a quello parlato, per colloquialità e strutture.

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Ecco che allora si inseriscono le emoji: il nostro modo per supplire alla mancanza di contatto visivo all’interno di un codice linguistico di per sé vicinissimo alle situazioni di scambio parlato. In altre parole, sono la dose di espressività che aggiungiamo a un messaggio scritto su una tastiera.

L'inclusività passa anche per le Emoji

Concludiamo questo nostro excursus sulle Emoji parlando di un tema molto caro ad Instilla: l’inclusività.

Far sentire chi si sente diverso accettato e compreso è sempre più importante, soprattutto nel mondo digitale. Ciò non vuol dire appianare tutte le differenze, anzi! Significa rispettarle e fare in modo che vengano rappresentate. Anche nelle Emoji.

Emoji femminili

Le Emoji sono un esempio di inclusività e rispetto delle differenze sia razziali che di genere e orientamento sessuale. Ci sono emoji per ogni tipo di famiglia (eterosessuale, omosessuale e mono genitoriale) e per ogni tipo di colore della pelle con l’aggiunta dell’elemento “neutro” color giallo. 

Anche nella lotta all’abbattimento degli stereotipi di genere le Emoji si rivelano molto efficaci: per ogni professione (e non solo!) c’è sia la versione maschile che quella femminile. Ecco che abbiamo il pompiere donna e la sirenetta uomo; lo zombie femminile e gli uomini vestiti da conigliette sexy 👯‍♂️

emoji inclusive

Con uno degli ultimi aggiornamenti, inoltre, si sono anche aggiunte emoji legate al mondo delle persone con disabilità come protesi di braccia e gambe, non vedenti e persone sulla sedia a rotelle. 👨‍🦼 👩‍🦯 🦾

Il cammino verso l’inclusività e il rispetto delle diversità è in salita… ma con le Emoji sarà ancora più semplice dire: rispettiamoci tutti, apriamo di più il nostro ❤️