Per restituire agli utenti i risultati migliori per le loro ricerche (meglio definite query), Google e altri motori di ricerca hanno sviluppato dei sofisticati algoritmi che tengono in considerazione migliaia di fattori. L’obiettivo di questo lavoro è permettere all’utente di trovare la risposta alla sua query nel minor tempo possibile.

Posto che la qualità dei contenuti è un requisito base e del tutto necessario per far sì che gli utenti siano soddisfatti di un risultato, essa è solo una delle variabili che permettono ad una pagina web di posizionarsi bene per determinate chiavi di ricerca. Ma prima di passare a descrivere i 5 fattori che contano veramente per farti trovare su Google, introduciamo brevemente il concetto di search intent.

 

Che cos’è il search intent?

Non tutte le query degli utenti sono uguali. In linea di massima potremmo raggruppare le query in tre categorie:

1. Query informative. Ricerche volte ad ottenere un’informazione, ad esempio: [abitanti milano], [come posizionarsi su google], [distanza terra luna].

2. Query navigazionali. Ricerche volte a compiere un’azione, come l’apertura di un sito web o di un’app (nel caso dei dispositivi mobili). Esempi di query navigazionali possono essere [amazon], [corriere.it], [sito comune di milano].

3. Query transazionali. Ricerche volte all’acquisto di un prodotto o servizio. Ad esempio [acquisto iphone 6], [nike air max 43], [tshirt personalizzate online].

Nella maggior parte dei casi, l’algoritmo di Google è ormai in grado di riconoscere il search intent (intento di ricerca) di una determinata query, anche grazie all’aiuto dei rater umani: persone che valutano i risultati di ricerca proposti da Google per alcune query realmente effettuate, stimandone soddisfazione da parte dell’utente e qualità della pagina (su istruzioni fornite da Google stesso).

 

I 5 fattori SEO per posizionarti su Google

come apparire su google

A parità di search intent, il motore di ricerca restituirà all’utente un elenco di risultati ordinati sulla base di migliaia di variabili, praticamente impossibili da conoscere in toto. Tuttavia, in base allo studio di fonti autorevoli e all’esperienza pratica maturata, è possibile avere un’ottima panoramica SEO del proprio sito grazie alla valutazione delle seguenti aree:

1. Autorevolezza

2. Semantica

3. Esperienza utente

4. Crawlability

5. Genuinità

 

1. Autorevolezza SEO

Proprio come puoi immaginare, l’autorevolezza SEO indica quanto un sito è popolare all’interno del web. Facendo un parallelismo con la vita vera, la popolarità di un sito cresce quanto più questo viene “menzionato” da altri siti che godono di buona reputazione.

Il sito di Wikipedia è il più autorevole del web perché viene citato da innumerevoli fonti online, molte di queste tra l’altro di ottima qualità. Se dunque vuoi posizionare il tuo sito su Googledevi sapere che i link che puntano al tuo sito sono importanti, soprattutto se provengono da siti autorevoli nel tuo settore.

I tool più utili per valutare la popolarità di un sito web sono Majestic e Moz, i quali forniscono delle stime sulla sua autorevolezza percepita da Google valutando l’insieme dei link in entrata. Per approfondire l’argomento, leggi questo articolo su come migliorare il tuo profilo di backlink!

 

2. Semantica

Perché gli utenti possano arrivare a leggere i tuoi contenuti, è importante che i bot di Google abbiano compreso gli argomenti trattati sul tuo sito. In generale, più un sito tratta tematiche verticali e più sarà ritenuto “esperto” nel suo settore; è possibile, infatti, che per determinate query un sito ricco di contenuti tematici riesca a superare siti molto più autorevoli che, però, trattano argomenti generici.

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Ecco allora perché diventa importante saper scegliere le parole chiave giuste. Un sito che utilizza - in maniera naturale - parole legate ad uno specifico ambito semantico, avrà ottime probabilità di posizionarsi sulle query più profittevoli per il suo business.

Per questo motivo, rivedi i contenuti (e scrivine di nuovi) a seguito di un’accurata analisi delle parole chiave. Puoi trovare qualche suggerimento in questo articolo sui migliori tool per la ricerca di parole chiave.

 

3. Esperienza utente

All’interno di questa categoria includiamo un vasto insieme di problematiche tecniche che possono compromettere l’usabilità di un sito. Nei casi più estremi, ciò potrebbe addirittura comportare l’abbandono del sito da parte dell’utente. Google infatti predilige siti veloci e dalle ottime prestazioni, e questo include il fatto che essi siano responsive (cioè in grado di adattarsi al dispositivo utilizzato per navigare).

Un ottimo tool utilizzato dai professionisti SEO per avere una panoramica generale sulle performance di un sito è PageSpeed Insights, sviluppato dallo stesso Google. Ne abbiamo parlato in questo articolo.

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4. Crawlability

Perché Google possa indicizzare le pagine del tuo sito nella maniera ottimale, è importante fare in modo che i contenuti siano facilmente “scansionabili” dai suoi crawler. Questo vuol dire evitare di inserire testi all’interno di immagini (non verrebbero letti!), strutturare le pagine del sito in maniera ordinata, utilizzare i tag HTML più appropriati, e molto altro.

Gli elementi di crawlability interessano quindi la struttura di un sito nel suo complesso così come a livello di singole pagine. Senza entrare troppo nel dettaglio, potremmo dire che Google apprezza che pagine e contenuti vengano disposti in maniera chiara e comprensibile, perché è ciò che vorrebbero anche gli utenti.

Per approfondire l'argomento, leggi il nostro articolo su come migliorare la crawlability del tuo sito.

 

5. Genuinità

Molti webmaster attuano pratiche sconsigliate se non malviste da Google (a volte senza rendersene conto), il che potrebbe portare il sito ad essere penalizzato. Vendere/comprare link al fine di guadagnare/alterare il posizionamento del proprio sito, ad esempio, è vietato dalle linee guida del motore di ricerca.

Un esempio che invece non rivela malafede è quello dei contenuti duplicati su molti e-commerce. Capita spesso che lo stesso prodotto presenti sempre la stessa descrizione duplicata su più siti, essendo quella data dal fornitore. Ciò è malvisto da Google, che privilegia la creazione di contenuti originali, e a farne spese spesso sono i siti più piccoli e "arrivati dopo".

Attenzione anche al thin content, ossia la presenza di contenuti "striminziti" e di scarso valore su una pagina web. È importante infatti avere pagine dal buon HTML ratio, vale a dire con un buon rapporto tra testo e codice. Abbiamo parlato di questo e molti altri fattori in questo articolo sulle penalizzazioni di Google.